Gli sweepers di City Hunter 1 presentano :

Incubi di una notte di mezza estate

 

Clemente svuotò il proprio bicchiere mentre i commensali raccontavano i propri incubi.
Quando Ivan terminò il suo, un silenzio d'imbarazzo scese sulla compagnia.
"D'accordo mie cari, adesso credo proprio che tocca a me" esordì con un finto sorriso ironico.
"Vi avverto però che non accetto eventuali risatine sotto i baffi..."

< p. Clemente : Intolleranza >

"Ragazzo. Ero tornato ragazzo.
Stavo seduto sul vecchio tappeto rosso regalato a mia madre da una sua vecchia amica,prima che questa partisse per trasferirsi in Asia. Quella donna non mi era mai piaciuta per la sua aria grave e maliziosa.
Ero allegro, o almeno così mi sembrava d'essere.
Tutto intorno a me una marea di polverosi giochi che però non avevo mai visto...
Vi erano bambole vestite con abiti religiosi,piccole costruzione legate tra di loro con la forma di famose cattedrali, peluche con drappi color porpora, e uno strano libro dalla copertina nera.
In mezzo a tutti questi strani balocchi regnava un oggetto ancor più strano....
Un libro, che sembrava avere vita propria...
Era di un colore nero spettrale e sulla copertina portava disegnato un viso demoniaco.
Lo guardavo stupito ed impaurito, e lui rispondeva ridendo ai miei sguardi.
La porta.
Suonarono alla porta.
Mia madre, lasciati i fornelli, corse ad aprire, rimanendo di sasso nel vedere chi fosse.
Un uomo si ergeva massiccio davanti a lei. Portava una lunga veste bianca, correlata di una cappa nera.
Alle sue spalle un gruppo armato di soldati, in tenuta tardo-medievale.
Con un gesto violento, l'uomo diede uno schiaffo a mia madre iniziando ad urlarle contro.
Mio padre era improvvisamente scomparso dalla scena.
Subito mi resi conto di cosa quell'uomo volesse.
Accusava mia madre di possedere quel libro.
Quel libro nero che si trovava adesso ai miei piedi.
Volevo gridare per avvertirlo che il libro era accanto a me; che mia madre non era responsabile di nulla.
Nulla.
Non riuscivo a pronunciare nulla.
Non un suono, una parola.
E mia madre fu portata via."
Padre Clemente si versò da bere.
"E poi eccomi ,vestito anch'io in bianco, su un alto banco a guardare uno spettacolo che si svolgeva in piazza.
Vi era una donna legata ad un palo, col viso sofferente ed avvolta dalle fiamme. La stavano bruciando.
Ed io adesso ridevo interiormente. Non facevo nient'altro che guardare soddisfatto della mia opera.
La donna era stata bruciata ed io ne godevo.
Le fiamme si alzavano alte insieme alle urla strazianti della vittima innocente.
Ed io ridevo.
Ridevo.
Gioivo, mentre con una mano accarezzavo il nero libro che nascosto si trovava sulle mie ginocchia".