IL PUGNO DI DIO

improvvisamente fermati.“C’e’ qualche problema?”chiese. Armisael rimase in silenzio, fissando il panorama erboso, come se cercasse qualcosa, o qualcuno. “Cosa ti prende, Armisael?” chiese di nuovo Ramiel. “Taci traditore” lo ammonì Shamshiel. “Come osi?” gridò Ramiel, cercando di afferrare il suo  Zat'nik'atel. Tardi si accorse che Armisael aveva a sua volta estratto la sua arma, puntandogliela contro. Si bloccò. “Cosa significa questo?” chiese. “Tabris ti ha scoperto, tu hai informato Svagor della nostra posizione” rispose Shamshiel. “E’ una menzogna” gridò Ramiel “Lui e’ pazzo, ucciderebbe chiunque per nulla, compresi voi due” “Stai cercando di salvarti la vita, Ramiel?” chiese con una risata Armisael. “Sto cercando di salvare la vostra, arrendetevi” disse lui. Il sorriso si congelò sul volto di Armisael. “Cosa stai dicendo” chiese a denti stretti. “Voltati” rispose il goa’uld. Lentamente Armisael si voltò, trovandosi davanti un altro uomo armato di Zat'nik'atel. “Zipacna” disse, mentre la prima scarica lo colpiva in pieno. Shamshiel fece per estrarre a sua volta l’arma, ma venne preceduto da Ramiel, che lo colpì a sua volta. “Giusto in tempo” disse Zipacna, sparando una seconda e poi una terza scarica ai corpi privi di coscienza.  “Erano ore che ci seguivi” tagliò corto Ramiel “Non ho ancora scoperto chi sia il traditore” “Portami da Tabris” Rispose Zipacna, sparando l’ultima scarica contro il corpo di Shamshiel, che svanì, disintegrato. Ramiel annuì, riponendo la sua arma.

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“Nessuno dei nostri alleati ha intenzione di farsi vedere in quella zona della galassia?” chiese sconcertato Sandecker. “Neanche gli Asgard vogliono mandare una nave ad affrontare la flotta dei signori del sistema, hanno detto che non arriverebbe in tempo, domani a quest’ora quel pianeta sarà un ricordo” rispose laconico il simbionte di Layton. “Non avete agenti laggiù?” chiese il generale. “Nessuno dei nostri e’ sopravvissuto per più di un giorno a bordo della nave di Tabris, quel goa’uld e’ completamente pazzo, ogni volta che ne ha la possibilità fa giustiziare qualche membro dell’equipaggio, per puro divertimento, aggiungerei”  Layton sembrava sinceramente dispiaciuto “Non so davvero cosa fare per voi, a meno di non trovare un modo per rimettere in funzione lo Stargate, tutta l’sg1 verrà spazzato via.” In quel momento entrò un tecnico, con in mano una serie di progetti e uno dei fascicoli delle missioni del vecchio comando SGC. “Forse so come aiutarli” disse.

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Alexandria guardò il cielo sopra la città di Infrost, cercando di riconoscere qualche costellazione familiare. Vide solo una grossa luce gialla intensa, molto vicina al pianeta. Era la nave di Tabris, monito luminoso a chiunque osasse sfidare il nuovo signore di quel mondo. Si voltò sconsolata, pensando per un attimo al futuro di quella galassia con Tabris a capo del signori del sistema, ciò che era accaduto a Mist le era bastato a comprendere che pericolo corressero in realtà. Gli altri erano seduti intorno al fuoco, impegnati a preparare con Arael i piani per l’assalto, l’arrembaggio, come lo definiva Blade, alla nave spaziale. “Possiamo fingere di essere tuoi prigionieri per entrare a palazzo” propose Diablo, scrutando dritto negli occhi il goa’uld. “Matarael e’ sicuramente nella sala del trono con i suoi Jaffa, sa che stiamo andando laggiù” rispose Arael, “dovrete eliminarlo” Paul Yacon annuì, “Quanti saranno all’interno?”. “Ha almeno una ventina di Jaffa nella sala, le guardie della città non sono un problema, fuggiranno appena inizierete a sparare” rispose Arael. “Da li come arriviamo sulla nave ?” chiese Blade. “Gli anelli sono al centro della sala, posso attivarli io stesso” rispose il goa’uld, mostrando un piccolo dispositivo sull’avambraccio. “Una volta sulla nave che resistenza incontreremo?” chiese Hawk, avvicinandosi. “Arriveremo un ponte sopra la sala di comando, dove sta di solito Tabris” rispose Arael “il generatore di scudi e’ invece nella sfera centrale, trenta livelli più su” “Non possiamo attraversare trenta livelli combattendo” obiettò Blade. “Lo so, ucciso Tabris eliminerò gli scudi e dirigerò la nave verso il pianeta, brucerà nell’atmosfera” rispose Arael “noi torneremo nel palazzo con i cerchi di trasporto” “Cosa ci dobbiamo aspettare di trovare sulla nave?” chiese Reiko. “Il ponte di comando e’ riservato a Tabris e ai suoi primi, i Jaffa non possono entrare” rispose Arael “non verranno neanche sentendovi combattere, hanno troppa paura del loro signore, ma ci saranno comunque i miei confratelli, oltre a Tabris in persona.” “Quindi?" Chiese Diablo. “Quindi dovremo essere molto veloci, entrare ed abbatterli tutti prima che si rendano conto di cosa sta accadendo” rispose risoluto Blade “come siamo messi ad armi e munizioni?” “Due caricatori a testa per i fucili, qualche proiettile per il mio fucile a pompa e un po’ di riserva per le pistole, ma temo che dovremo raccogliere le armi dei Jaffa per poter seguitare a combattere” rispose Reiko. “Cosa ti ha detto De Kere, prima di andarsene” chiese Blade ad Hawk. “Ha detto che doveva prepararsi a distruggere l’armata di Tabris” rispose la donna “l’altro uomo, il vescovo parlava di riunire un’armata” “Possono farcela?” chiese Diablo. “Non lo so, sicuramente no se Tabris vince la battaglia con i signori del sistema” rispose Reiko. “Cosa faranno i signori del sistema se noi dovessimo riuscire a spazzare via Tabris?” chiese all’improvviso Blade. Tutti si voltarono a guardare Arael. “Questo sistema e’ molto periferico, oltre ad essere privo di risorse, non credo che nessuno voglia sprecare tempo per conquistarlo, probabilmente se ne andranno senza neppure registrarne i dati” rispose il Goa’uld. Blade annuì “ci muoveremo domattina” disse, per poi alzare lo sguardo a quella strana luce nel cielo. Sorrise tra se, pensando che entro la sera successiva anche lui sarebbe stato lassù.

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“L’armata reale muove verso sud, verso la piana sopra il fiume Mitz” riferì uno degli esploratori. “Continuate a tenerla d’occhio, non vorrei che cercasse di tornare verso Infrost, laggiù non riusciremmo ad affrontarla” disse uno dei nobili che guidavano la nuova armata che andava lentamente formandosi. Tutti i nobili ancora fedeli al vescovo si stavano radunando, ammassando le ormai misere forza sopra una collina, a pochi chilometri dalla cittadina di Mist. Il vescovo aveva promesso a De Kere diecimila uomini perfettamente addestrati entro una settimana e mezza, quando anche le truppe di cavalieri del conte Hunteling si fossero unite alla nuova armata. De Kere guardò per un secondo la carta, immaginando le mosse del suo avversario. Socchiuse gli occhi, per poi riaprirli all’improvviso, come fulminato da una nuova e sconvolgente verità. Guardò le forze riunite sulla collina, comprendendo l’assoluta insufficienza delle sue forze, poi disse “Sta venendo qui” Sulla collina sembrò calare un silenzio assoluto, mentre tutti i partecipanti a quella improvvisata riunione comprendevano l’enormità di quella affermazioni. “Saranno qui domani” osservò uno dei nobili “all’alba” “Dovremo batterci con le forze di cui disponiamo” disse Robert De Kere.

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Il solo sorse lentamente quella mattina, illuminando la città di Infrost e la gigantesca nave spaziale che volava sopra ad essa. Reiko alzò gli occhi, guardando in silenzio il simbolo della potenza dei Goa’uld. Anche Hawk lo stava osservando, impressionata dalla stranissima struttura della nave. Non assomigliava a nessuna nave spaziale che avesse mai visto. Era un’enorme palla di metallo grigio, circondata da quattro grosse ali dello stesso materiale. La nave era molto più grande di quanto si fosse aspettata. Anche Blade e Diablo la stavano osservando stupiti, quella nave sembrava davvero immensa. Arael sorrise leggermente nell’osservare la grande nave, poi chiese “cosa ne sarà di me dopo che l’avrete distrutta ?” “Attraverserai lo stargate dopo di noi, non ci interessa dove andrai” rispose Blade. “Ora muoviamoci” Solo Reiko rimase immobile “tu conosci i progetti di quella nave?” chiese ad Arael. “Si” rispose il Goa’uld. Reiko annuì, mettendosi in marcia. 

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“Eccoli” disse uno dei due nobili a cavallo a fianco di De Kere. “Li vedo” rispose l’uomo, lanciando un lungo, silenzioso sguardo alla grande armata che si andava radunando sotto la collina. L’altro annuì non trovando il coraggio di parlare, nonostante si definisse un uomo valoroso, senza paura. L’armata che aveva di fronte lo lasciava senza fiato. Ventimila uomini, migliaia di fanti, contadini forse, ma pur sempre migliaia e altre migliaia di cavalieri, troppi per essere fermati da solo duemila soldati, per quanto perfettamente addestrati. Questo era chiaro a tutti. Solo De Kere osservava la valle sottostante silenzioso, come privo di paura. Forse, pregò il nobile, confidava in qualcosa che andava al di là della sua comprensione

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La gente della città di Infrost non prestò molta attenzione a quello strano gruppo, quella mattina come tante altre. Nessuno sapeva, nessuno poteva sapere cosa da li a poco sarebbe successo, quali forze, quali poteri si sarebbero scatenati intorno a loro,  a migliaia di chilometri sopra le loro teste. Nessuna immaginazione, per quanto sfrenata poteva anche solo avvicinarsi a sfiorare l’idea di uno scontro tra dei, uno scontro che sembrava in grado di segnare il destino non solo del loro piccolo mondo, un piccolo pezzo di roccia nello spazio, ma addirittura dell’intera galassia.

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Arael entrò nella sala del trono, aprendo la grande porta con tutta la forza che aveva nelle braccia, per poi avanzare dritto verso il suo compagno, Matarael. “Credevamo fossi morto” disse il goa’uld. “Ti avrebbe fatto comodo” rispose Arael, mentre un lampo d’odio gli attraversava lo sguardo. “Sono curioso, come hai fatto a salvarti dallo schianto?” chiese Matarael. I jaffa stavano seguendo la disputa, disposti in fila sui due lati della stanza, a formare un corteo regale. Nessuno guardava la porta. “L’ho salvato io” disse una voce dall’ entrata della sala. Una ventina di occhi corsero in quella direzione, per venire abbagliati da una potente ondata di luce. Un secondo dopo Reiko e Blade attraversarono la porta sparando, seguiti a ruota da Hawk e Diablo. Arael, che sapeva del flashbang e aveva evitato di finirne abbagliato, saltò addosso a Matarael, atterrandolo pesantemente. Il goa’uld reagì, spingendolo via un secondo prima che raggiungesse lo Zat'nik'atel che portava al polso. Arael ricadde contro il trono, rialzandosi subito per caricare di nuovo l’avversario. Matarael reagì troppo tardi, impugnò la sua arma un secondo più lentamente del dovuto, attardandosi ad osservare la situazione della battaglia in cui erano coinvolti i suoi jaffa. Arael lo travolse, gettandolo di nuovo a terra, l’arma scivolò via. Mataeral si rialzò, sfidando il suo avversario ad avvicinarsi mentre arretrava nel tentativo di raggiungere lo Zat'nik'atel. “A terra” urlò qualcuno nella sala, Arael obbedì, un istante dopo ogni rumore nella sala venne annullato dal fuoco di un’arma di grosso calibro. Matarael cadde all’indietro, folgorato dai proiettili di una grossa pistola. Arael si voltò, rendendosi lentamente conto della situazione. Le guardie Jaffa giacevano a terra, non avevano avuto il tempo di capire cosa accadesse, il poco addestramento e l’azione veloce del piccolo gruppo d’assalto li avevano messi in una situazione priva di ogni speranza. Due fucili dei suoi nuovi alleati giacevano a terra, probabilmente scarichi. Uno dei due, il capo, l’aveva sostituito con una lunga asta goa’uld mentre l’altro impugnava un’arma più piccola, una pistola. “Dove sono gli anelli?” chiese Blade, strappando Arael alle sue considerazioni. “Al centro della sala, davanti al trono” rispose la creatura. “Prendete quello che ci serve e muoviamoci” disse Blade, avvicinandosi ai corpi senza vita dei Jaffa.

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Tabris udì l’inconfondibile suono degli anelli trasportatori, guardò uno dei suoi primi, uno di quei tredici suoi pari che si erano sottomessi alla sua volontà dopo la morte di Sokar, prima che l’influenza di Aphopis assoggettasse anche loro. Il goa’uld annuì, incamminandosi verso il trasporto che lo avrebbe condotto all’ altro ponte. Non fece in tempo ad uscire dalla stanza. “Arael” chiese Tabris, sconcertato dall’apparizione di uno dei suoi servi creduto morto, ricomparso puntandogli contro un’arma. Alle sue spalle comparvero altre quattro figure.