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Assalto a casa Mayfair

Autori: Giulia, Luca, Marco
Personaggi: Noah, Cécile, Kenneth, Harriett, Parvati, Samantha

- Funzionerà? - chiese Cécile. Noah le prese delicatamente la mano e annuì piano con aria rassicurante. Parvati aveva dato il meglio di sé. Era incredibile quello che la loro governante fosse in grado di fare con un po' sabbia e salsa d'avocado.
- La sabbia pulisce, e l'avocado rinfresca. Parvati scaccia, e il male corre via - scimmiottò il ragazzo, imitando l'accento indiano e le buffe espressioni della badante. Cécile non poté fare a meno di ridacchiare, e finalmente parve rilassarsi un poco.
Dopotutto non le era andata neanche tanto male. La cicatrice che Mark le aveva lasciato poteva essere facilmente eliminata. Era stata fatta con la magia, cosi come la ferita che Aedan le aveva inferto. E la magia l'avrebbe cancellata.
In quel momento bussarono alla porta, e Parvati trotterellò dentro con quella sua andatura baldanzosa e il solito sorriso gioviale. In mano portava un vassoio con sopra delle bende, un piattino ricolmo di una poltiglia verde, e un altro più piccolo con della finissima sabbia bianca. E ovviamente un plateau di biscotti, perché non si dicesse che i Mayfair se ne andassero in giro denutriti e con il morale sotto gli stivali.
- Parvati cambia la fasciatura. Signorino Mayfair invece corre di sotto che ci sono ospiti. E smette di prendere in giro Parvati - sciorinò la donna, piegandosi a posare il tutto sulla scrivania di Cécile.
I due fratelli si scoccarono un'occhiata divertita. Con Parvati era sempre così. Non le potevi nascondere qualcosa, non a lungo comunque, e lei trovava sempre la maniera di dirtene quattro senza farti una testa così. 
Noah sorrise di gusto alla governante, e poi ubbidì, scendendo al piano di sotto. Carl, il maggiordomo, aspettava ai piedi della scala con in mano un sottile pacchetto quadrato. Non c'era nessun altro in sala, né all'ingresso.
- Carl, dove sono gli ospiti? -
- Ospiti signore? -
- Si, Parvati ha detto che.. ma chi lo manda questo? - disse poi, abbassando gli occhi sul pacchetto.
- Non c'era nome né cauzione signorino, soltanto un messaggio di urgenza. E signorino, non ci sono ospiti. Con permesso -
Noah lo congedò con un cenno d'assenso e tornò quasi di corsa al piano di sopra, in camera della sorella. 
- Ci hanno fatto un regalo! - annunciò una volta giunto sulla porta, mostrando il pacchetto avvolto in carta marrone. Parvati scoccò all'oggetto un'occhiataccia poco rassicurante, ma poi continuò a lavorare alla fasciatura senza scomporsi.
- E' un Cd? -
Noah annuì, strappò il pacchetto e diede un'occhiata al regalo. Era un comunissimo Cd scrivibile, di quelli che ormai si trovano ovunque. Non c'era scritto nulla, né titoli, autori o mittenti, ma rigirando notò che era scritto. Pochissimi dati in verità. Forse una sola canzone.
- Beh tanto vale, no? - osservò Cécile, indicando lo stereo nella libreria. Noah ci pensò su un momento, poi fece spallucce e infilò il Cd nel lettore.
Nello stesso istante un boato stridente ferì i loro timpani, tanto che Cécile strappò la benda portandosi le mani alle orecchie.
- Che diavolo è? -
Noah scoccò un’occhiata indagatrice verso il soffitto, e ciò che vide non gli piacque per niente. I finestroni della stanza stavano tremando. E non erano i soli. Le librerie, la scrivania, perfino il letto sul quale Cécile era seduta cominciò balzellare per la stanza, tanto che la ragazza si tirò in piedi con un grido, aggrappandosi a Parvati. Con apprensione crescente, si rese conto che lo stridìo proveniva dalle infrastrutture del soffitto e del pavimento. La governante invece sembrava impassibile, e se ne stava piantata in mezzo alla stanza immobile come un totem.
- Spiriti non saranno contenti di questo, no no! – commentò con la sua aria matronale. Noah non riusciva a mantenere la stessa flemma. Si chiedeva perché mai gli spiriti non lo avessero avvisato di una cosa simile. Forse non costituiva un vero pericolo? O forse erano infuriati per qualcosa? No, glielo avrebbero fatto sapere, a meno che quello non fosse proprio.. il condizionatore si staccò dalla parete, quasi falciando la testa di sua sorella. 
- Tutti sotto la porta, forza! – ordinò, prendendo di peso la governante e piazzandole tutte e due sotto lo stipite. Cominciava ad averne abbastanza. 
Sinistri scricchiolii invasero ogni vano della casa, senza accennare a smettere. Ben presto si tramutarono in stridii fastidiosi e assordanti mentre la casa, dando l’impressione di collassare da un momento all’altro su se stessa, sembrava tremare come un muscolo affaticato che cerca di sostenere un peso schiacciante. 
Nel salone centrale l’intonaco della parete sopra il caminetto si crepò profondamente, e Noah imprecò sotto voce quando sentì uno schianto ed un rumore di cocci. Anzi, diversi schianti. Avrebbe imprecato ancora di più, non appena avesse visto che uno di quegli schianti era stato prodotto dal piatto di argilla Inca di suo padre, e da un paio delle sue applique preferite.
Fu in quel momento che si accorse di aver avviato il Cd, forse un momento prima che il terremoto avesse inizio. La musica corale si mischiava orribilmente ai rumori delle scosse, ma riuscì ugualmente a distinguerne le note. Note familiari, conosciute, benché non riuscisse a..
- God Save The Queen! – esclamò Parvati con entusiasmo – I coloni amano alla follia quella assurda cosa con i cori - 
E in quel momento tutto cessò. Di colpo. Così com’era cominciato. Noah e Cécile si guardarono in faccia senza parole. L’inno d’Inghilterra!
- Bryant! – ringhiò lui, e si gettò giù per le scale. Quel perfetto imbecille doveva essere vicino. Molto vicino. Gli avrebbe insegnato cosa succede a tirare troppo la corda. Ma una visione si aggrappò alla coda del suo occhi sinistro, congelandolo con la mano sulla maniglia del portone.
Carl.
Il maggiordomo era riverso accanto al camino, in una strana composizione di libri atterrati a casaccio e di soprammobili rotti. Noah si gettò su di lui, scacciando ogni pensiero dalla mente. Per sapere se fosse vivo bastava un tocco delle dita, ma i suoi spiriti potevano dirgli se ci fosse bisogno dell’ospedale. Dovevano dirglielo! 
- Loro non parlano adesso - 
Noah sobbalzò. Parva era dietro di lui, e lo guardava con un misto di rimprovero e comprensione. Poi si chinò accanto al maggiordomo e gli posò una mano sulla fronte. L’uomo si riebbe quasi subito, massaggiandosi la nuca e alzandosi lentamente, faticosamente dal tappeto.
Noah era senza parole.
Cécile li raggiunse subito dopo. Aveva in mano il cellulare di Noah, ed un’espressione preoccupata che lui le aveva visto poche volte. In realtà in quei pochi giorni gliela aveva vista già fin troppe, e questo invece preoccupava lui.
Che cosa sta succedendo a questa città?
- Kenneth – lo interruppe lei.
- Ha chiamato. Cioè, ha chiamato te, ma tu eri qui. Insomma, è qui fuori.. -
Noah prese un grosso respiro. Lei si ritrovò quasi delusa. Si sarebbe aspettato uno di quegli sguardi targati Mayfair della serie “adesso metto il mondo a ferro e fuoco”, e invece Noah sembrava soltanto molto triste, quasi umiliato. Continuava a guardare Carl, che adesso si stava assurdamente scusando per aver rotto con la testa l’angioletto afro-cubano di porcellana nera della mamma. E Cécile si accorse che stava cercando di evitare lo sguardo di Parva. Capiva cosa stesse pensando, cosa provasse, ma in ogni caso non avrebbe rinunciato ad affrontare il responsabile di tutto quello.
Infatti un attimo dopo Noah infilava la porta e tagliava il cortile a larghe falcate, in direzione del cancello. Lei lasciò il maggiordomo alle esperte cure di Parvati e lo seguì.

Per tutto il tempo Harriet era stata tesissima, e quei pochi minuti, impalata al suo posto, le erano sembrati un'eternità. Quando si arrese alla sua immaginazione, che le suggeriva conseguenze disastrose, allungò cautamente una mano verso la spalla di Kenneth per chiederli di fermarsi, ma prima che ci riuscisse il ragazzo si era voltato verso di lei dicendole che aveva finito.
Gocce di sudore imperlavano la fronte e il collo del giovane britannico, stremato dalla fatica più nel trattenere, che nel liberare, il suo potere. E i sedativi che gli avevano iniettato in ospedale non lo avevano aiutato di certo. Quando vide delle tendine scostarsi ad una delle finestre della casa, lui alzò la torcia e con quella lampeggiò tre volte in direzione dell’abitazione.
- Beh! Ci siamo – esultò, avendo cura di non lasciar trasparire all’esterno la preoccupazione nel tono della voce: sapeva bene che Noah non era una mezza calzetta e che il gioco poteva farsi pericoloso.
- Dove siete? – domandò una vocetta gioviale alle loro spalle, facendo fare ad entrambi un salto di mezzo metro dallo spavento. Voltandosi, i due riconobbero immediatamente la folta chioma rossa e il sorriso da Miss America di Samantha Silverstone, la migliore amica di Noah.
- Che succede? – li interrogò la ragazza. 
- Ehi Samantha, che ci fai qui? – la incalzò Harriett, come se fosse la cosa più normale del mondo trovarsi lì in quel momento, come dei ladri. Il sorriso di Sam infatti parve sgretolarsi un momento, per poi ricomporsi in un tono decisamente più malizioso. Le sue antenne invisibili erano all'erta: c'era un'aria strana, aria di balle.
- Uhm.. - mugugnò, gironzolando con aria insospettita intorno ai due ragazzi.
- Sono venuta a trovare Noah. Volevo sapere se ci fossero novità su Price, visto che non l'ho sentito per tutto il pomeriggio. E voi? Contavate i bruchi in mezzo alla siepe? - ghignò.
Ecco qua! Ci mancava solo quella strega intrigante di Samantha. Kenneth aveva già avuto a che fare con lei appena arrivato a scuola. Era carina, era tanto simpatica, ma lui non la sopportava proprio! Prima che Harriet rispondesse, ci pensò lui a farlo.
– Anche noi siamo venuti a trovare il nostro amico Noah! – tagliò corto.
- Dobbiamo discutere di una cosa importante perciò, perché non torni domani? -
La ragazza sollevò un sopracciglio con aria divertita.
- Ti piacerebbe vero? -
Ma per come li guardava, non c'era da sperarci troppo. Fece per dire qualcos'altro, ma in quell'istante Noah spuntò dietro di lei, così improvvisamente da farla quasi saltare.
- Ma sei impazzito!? - lo ammonì - Quasi mi fai prendere un colpo! -
Il ragazzo le lanciò un'occhiata interdetta, come se la sua presenza lo disturbasse in qualche modo. Forse Kenneth non aveva avuto torto, e lei era arrivata nel momento meno opportuno.
- Veramente non avevo idea che ci fosse una riunione fuori dal mio cancello. Credevo di trovare solo lui - spiegò. 
Sam si accigliò.
- Quindi sapevi che era qui? -
- Sarebbe stato difficile non notarlo -
- ..? -
Sam continuava a non capire.
- L'inglese ci ha quasi fatto crollare in testa la casa. Delizioso, ti pare? - commentò Cécile, sbucando dal cancello e salutando l'amica con un bacio. Quindi si piazzò fra lei e il fratello, fronteggiando Kenneth con uno sguardo di puro odio. Furente come lava di vulcano, ma gelido come le nevi perenni di un ghiacciaio. A Harriett non dedicò neanche l'ombra di un'occhiata.
Samantha continuava a spostare lo sguardo dagli uni agli altri, sentendosi terribilmente di troppo. Ma era in ansia per Noah, voleva saperne di più su quel mezzo pazzo che andava in giro provinando i suoi compagni di classe, e non se ne sarebbe andata senza qualche risposta. A costo di strapparle a forza dalle loro menti.
In quel momento notò la ferita sul braccio dell'amica, e anche il suo sguardo si accese indirizzandosi verso Kenneth. Se era stato lui...
- Carina la marcia trionfale. Un po' anacronistica. Che diavolo vuoi Kenneth? - tagliò corto Noah. 
Harriet si sentiva po' in colpa, forse avrebbe dovuto impegnarsi di più per convincere Kenneth a desistere dalla sua impresa. O forse avrebbe dovuto parlarne con Noah.
Accidenti che cavolo di situazione!
Proprio come Sam, faceva scorrere lo sguardo da Noah e sua sorella e a Kenneth, avrebbe voluto strozzarli tutti e tre, la vendetta non era mai riuscita a sopportala, non faceva altro che complicare le cose. Quando poi c'erano di mezzo dei megalomani come Kenneth e i Mayfair le cose potevano solo precipitare.
Kenneth rimase in silenzio qualche istante, osservando la ferita sul braccio di Cécile poi, si riscosse rivolgendosi a Noah.
- Mi limito a constatare quanto quello che mi hai detto oggi sia vero, Noah! - fece freddo.
- Com’era? Ah, si! Ognuno deve affrontare le conseguenze delle proprie azioni! - fece volgendo lo sguardo su Cécile e poi, di nuovo su Noah.
- Ovviamente, questo non vale solo per me, non è vero? Vale per tutti! -
Kenneth prese a girare attorno ai due Mayfair, camminando lentamente.
- Oggi sono venuto da te, umiliandomi, per chiederti di togliere la maledizione che mi hai lanciato contro solo perché ho osato fare un piccolo, innocuo scherzo alla tua macchina. D’accordo, tu e tua sorella lo avete ritenuto, e lo ritenete ancora, pericolosissimo tuttavia, questo non cambia la sostanza dei fatti: lo scherzo era del tutto innocuo! -
Fece una breve pausa.
- Mi avete soltanto deriso! E dopo che ve ne siete andati, molto probabilmente ridendo alle mie spalle, io ho fatto una visita davvero poco piacevole all’ospedale, a causa degli spiriti che hai avuto la grazia di mandarmi contro e che continuano a tormentarmi minando la mia salute
mentale così, Noah, mi sono chiesto come ti saresti sentito anche tu se qualcosa, o qualcuno, ti riservasse lo stesso trattamento e venisse a tormentarti continuamente, scuotendo le tue sicurezze fin dalle fondamenta, dando un peso diverso a tutti i tuoi valori -
Kenneth smise di girar loro attorno quando fu faccia a faccia col giovane Mayfair.
- Come vedi, Noah, io sono abbastanza uomo da affrontare le conseguenze delle mie azioni, tu puoi dire altrettanto per te stesso? - fece a pochi centimetri dal viso di questi e guardandolo fisso negli occhi col suo sguardo gelido.
Kenneth sapeva di aver afferrato una tigre per la coda ma anche lui non era da meno e se necessario sarebbe andato fino in fondo. Quella bambolina saltellante con pon-pon dai capelli fulvi avrebbe fatto meglio a tenersi fuori da una faccenda che non la riguardava!
Noah sbuffò di noia e fece per ribattere qualcosa, ma si bloccò quando una mano bruna e grassoccia comparve dal nulla, afferrando l'orecchio sinistro di Kenneth fra il pollice e l'indice. Una presa dolce ma ferrea.
- Parva non vede uomini qui! Solo bambocci imbronciati – commentò gravemente la governante dei Mayfair, trascinando il giovane Bryant senza troppi complimenti verso il cancello illuminato. Noah e Cécile si scambiarono uno sguardo preoccupato. Parva era molto
istintiva, non affrontava mai qualcosa che fosse certa di non poter gestire, sempre che qualcosa del genere fosse mai esistito. Tuttavia il potere di Kenneth sembrava…
- Fantastico! - esultò Samantha, battendo le mani tutta eccitata. I due fratelli si voltarono verso di lei con due sguardi eloquenti, e la ragazza decise che non era il caso.
Intanto Parva si era fermata all'inizio del viale d'ingresso, gli occhi neri e profondi che non squadravano più Kenneth come se fosse un gatto randagio intrufolatosi in cucina, poiché adesso erano volti al gruppetto appartato.
- Devo prendere anche i Signorini per l'orecchio? - disse, lasciando finalmente la presa su Kenneth.
- Parva ha cucinato ottima zuppa di mango per la Signorina, e adesso dovrà buttare il tappeto! Per fortuna Parva è golosa, e ne aveva lasciata un po' per sé. Ci sono anche i biscotti, forza forza! - incitò, sospingendo Kenneth verso la casa e lanciando un'occhiata agli altri.
Un sorriso sinistro si formo sul volto di Kenneth ed era molto impressionante, dato che nessuno ricordava nemmeno di averlo visto sorridere, figuriamoci poi, farlo in quel modo. Quel mostro lo aveva toccato e lui odiava essere toccato, specie da sconosciuti. Ed essere costretto a subire ciò che odiava, generalmente lo indisponeva. Lo indisponeva terribilmente.
Improvvisamente colei che rispondeva al nome di Parva sprofondò nel terreno fino alle ginocchia e Kenneth si voltò lentamente verso il gruppetto alle sue spalle.
- Forse non sono stato chiaro, Mayfair! Non sono qui per una visita di cortesia, sono qui per farmi togliere quella dannatissima maledizione poi, toglierò molto gentilmente il disturbo -
- Ora, Noah, se non vuoi che spedisca la vostra serva a veder crescere le margherite dalla parte delle radici, ti consiglio di essere davvero più conciliante, d’accordo? Vogliamo parlare adesso di questa dannatissima maledizione e del modo di togliermela di dosso, per favore? Ah, un’altra cosa, ovviamente lo stato in cui si trova questo mostro è mantenuto dal costante uso del mio potere che, se venisse a mancare di colpo, provocherebbe a quel coso la perdita delle gambe. Dunque, detto questo, dov’eravamo rimasti? -
Vedendo la domestica di Noah sprofondare nel terreno Harriet sussultò. L'arrivo di quella donna l'aveva quasi calmata, la sua compostezza di fronte alla rabbia dei due ragazzi l'aveva rasserenata, forse ora le cose si sarebbero davvero risolte senza ulteriori vendette e attacchi terroristici.
E invece, se fino a poco prima aveva visto Kenneth come la vittima, nonostante non avesse neanche mai approvato il suo piano vendicativo, ora cominciava a pensare seriamente di averlo sopravalutato.
- Non ti sembra di esagerare? - Harriet si fece avanti, parlando per la prima volta, dimenticando per un attimo l'imbarazzo e i suoi sensi di colpa.
Sono stata una stupida.
- Lei non c'entra niente! - 
Kenneth si voltò a guardare Harriet.
- No, hai ragione! Lei non c’entra niente ma nessuno, dico nessuno, mi mette le mani addosso se io non voglio, è chiaro? - fece rivolgendo l’ultima parte a tutti.
- Adesso, tirala fuori di lì - fece rivolto a Noah - Poiché sto modulando il suo peso in modo che
sia leggera da tirar su e poi, mandala a casa. Questi non sono affari suoi e, per il suo bene è meglio che se ne stia alla larga –

In realtà fu Cécile a sollevare Parvati dalla fossa in cui Kenneth l'aveva spedita, per poi riadagiarla con l'aiuto di Sam sui ciottoli del vialetto. Entrambe guardarono con aria shockata la profonda buca lasciata dalle gambe della governante, si scambiarono uno sguardo allarmato e quindi posarono gli occhi sui due contendenti.
Noah era semplicemente troppo livido per muoversi. Ed era un bene. I suoi occhi azzurri si erano fatti quasi castani, grazie ad una sfumatura rossiccia che gli brillava in faccia dandogli un'aria da indemoniato. Ma Cécile sapeva che era soltanto per effetto dell'energia che si accumulava, e lo sapeva perché era lo stesso tipo di energia che dominava anche lei.
Ora capiva perché il fratello fosse rimasto completamente immobile, anche dopo la "prodezza" di Kenneth. Per come lo conosceva, se avesse mosso anche solo un dito, avrebbe potuto perdere il controllo. Il potere che (lei poteva sentirlo) vorticava silenzioso intorno a lui
avrebbe potuto incendiare tutti loro, o forse avrebbe incendiato soltanto lui stesso. In ogni caso lei non aveva alcuna voglia di stare a guardare uno scempio del genere.
Fece un passo avanti, pronta a mandare a quel paese mezzo mondo e, magari, a strappare gli occhi a quell'inglesino deficiente, ma Sam fu più veloce di lei e la tirò indietro. Quando Cécile la fulminò con lo sguardo, l'altra si limitò a scuotere la testa. Quella era una questione fra i due ragazzi, dicevano i suoi occhi. Parva aveva sbagliato ad intromettersi. Ma Cécile non era d'accordo. Conosceva Noah, e aveva una mezza idea di come fossero fatti quelli come Kenneth. Si sarebbero distrutti a vicenda piuttosto che lasciare la palla. E si sarebbero portati
dietro mezza città.
E Sam non conosceva Casa Mayfair. Qualcuno non avrebbe tollerato il trattamento che Parvati aveva appena subito. Di certo non Parvati.
La ragazza si voltò verso la florida badante, ma si rese conto che il suo viso era il più sereno fra quelli degli astanti. La donna fronteggiava lo stupido ghigno di superiorità di Kenneth con la
stolida determinazione di un mastino. Cécile, e avrebbero dovuto torturarla a lungo e abilmente per farglielo ammettere, aveva davvero paura.
Con sua enorme sorpresa, Parva le carezzò gentilmente un braccio, prima di rivolgere a Kenneth e Noah un'espressione dura. Quest'ultimo cercò di fare un passo avanti, pronto a difendere il proprio diritto di sciogliere gli occhi di Kenneth e di fondergli i piedi con i grani del vialetto, ma lei gli scoccò un'occhiata che bastò a scoraggiarlo.
- Parva è molto delusa - tuonò, pur mantenendo, contro ogni logica, un tono piuttosto normale.
- Parva aveva preparato biscotti e salsa per discutere, per capire. Voleva aiutare i due signorini, e invece è stata attaccata! – si lamentò, con un tono di voce talmente secco e indignato da lasciar intendere che una cosa simile dovesse costituire un sacrilegio di
infamia superiore ai crimini più turpi. A Cécile venne da pensare che, più che spaventarsi, la sua governante ci fosse semplicemente rimasta molto male. Noah sapeva che Kenneth non avrebbe tollerato a lungo di essere interrotto in quel modo. Digrignò i denti, ma non servì a nulla.
- Parva non sarà attaccata di nuovo, non in questa casa. NESSUNO lo sarà! NESSUN potere che Loro non approvino sarà usato all'interno di queste mura -
La donna teneva le braccia serrate lungo i fianchi, ma ai presenti sembrò quasi di vederle allargarsi per indicare con fare solenne tutta la tenuta.
Cécile trattenne il fiato. Noah strabuzzò gli occhi, che passarono da quell'inquietante colorito rosso/castano ad un pallido violetto.
- Nessun potere che PARVA non approvi sarà usato all'interno di queste mura! Né su coloro che le abitano o che, per una qualunque ragione, gli appartengono! - continuò.
Noah si sentì letteralmente mancare, ma si costrinse a rimanere all'impiedi, nonostante la sgradevole sensazione che la sua testa venisse svuotata con un turacciolo. Improvvisamente gli sembrava, laddove fino ad un attimo prima i sussurri erano vorticati dappertutto, di essersi tuffato in una pozza di vischioso silenzio.
- Nessun potere OSTILE! Nessun potere più ostile della mia zuppa di Mango! -
Noah capitolò con il sedere fra i ciottoli, subito soccorso da Sam. Con un certo sbalordimento, i due si resero conto che quella della governante non era una semplice ramanzina. E non era nemmeno un comando, o un ordine. Era la voce di una strega Matrona. Ed era semplicemente così che, adesso, stavano le cose.
Qualunque potere ostile che minacciasse direttamente Casa Mayfair, non avrebbe semplicemente funzionato. Kenneth poteva andarsene in giro a sotterrare tutta New Heaven. Non era più un loro problema. Ci fu un lungo momento di silenzio, poi Parvati parlò di nuovo.
- I tuoi biscotti sono in casa - disse, rivolta a Kenneth.
- Insieme alle tue spiegazioni, se le vuoi ancora. Se invece vuoi portare il caos, la maleducazione, e le macchie indelebili sui sari nuovi, beh, portali da un'altra parte! -
Detto ciò voltò il consistente deretano, e si avviò su gambe molto meno solide e ferme di quello che potevano sembrare. Piccoli diavoli! Ecco cosa!! Piccoli diavoli senza un sano
rispetto!

Noah la guardò trotterellare via, cercando di capacitarsi. L'aveva fatto davvero! Gli aveva tolto il potere! Poteva sentire le voci, ma era certo che se avesse cercato di evocarle..
Certo, era divertente pensare a come dovesse sentirsi Kenneth senza la sua grande arma di sfondamento, ma l'idea che Parva fosse arrivata a quel punto lo scuoteva in modo prioritario. Avevano davvero passato il segno? Dopotutto lui voleva solo difendere sua sorella! Aveva solo
cercato di.. ma anche i pensieri scivolavano via. Non c'era nulla da dire, o da pensare. Si divincolò dalla presa delle due ragazze, e scoccò un'occhiata indecisa ad Harriett. Un mezzo invito. Una scusa?
Un'altra, di profondo disprezzo, la riservò all'inglese. Poi, senza degnarlo di un'altra parola o sguardo, seguì sua sorella e la sua migliore amica. Parva aveva parlato per tutti. Lui facesse pure quello che preferiva.

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