[Stml9] [Suri - 7.10] - Reazione a catena
Monica Miodini
hannadegliiapigi a hotmail.it
Gio 15 Feb 2018 22:22:53 CET
Elena ottimo finale, intenso e drammatico.
Io ci sono, come sempre ma gli altri non so !
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Sent: Thursday, February 15, 2018 9:54:08 PM
To: Progetto Pytheas
Subject: [Stml9] [Suri - 7.10] - Reazione a catena
Non so se ci sia ancora qualcuno in ascolto... Comunque, ecco la fine
missione
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INIZIO TRASMISSIONE
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Nave Kirrirrs
Plancia - 23/11/2396, ore 15:28
Il timoniere urlò. La testa di Larring scomparve, vaporizzata
all'istante dal colpo della sua arma. Il suo corpo rimase per un lungo
istante in bilico. Le dita cedettero per prime, facendo cadere l'arma
sull'impiantito con un tonfo sordo, quindi il corpo piombò a terra. Il
primo ufficiale fece un balzo all'indietro, ma fu investito anche lui
da un fiotto di sangue scuro, più scuro di quanto ne avesse mai visto.
Non gridò, ma solo perché gli mancava il fiato per farlo. Scosse le
mani inorridito, strofinò la tuta, ma ottenne solo di allargare la
macchia.
Il timoniere gridava ancora. Gli ordinò di smettere, ma l'altro non
sentiva. Continuava a fissare la sagoma a terra, con il liquido scuro
che scorreva fin sotto le consolle.
“Basta!” - urlò. Si prese un istante per riacquistare il sangue
freddo, poi gli afferrò il mento, lo costrinse a guardarlo negli
occhi.
“E' morto! Il capitano è morto...” - biascicò il timoniere.
“Lo so!” - La postazione del timoniere era saltata, l'aria sapeva di
fumo, ma prese l'uomo e lo spinse di fronte allo schermo centrale - “E
ci ha lasciato in pieno spazio nemico! E sanno che siamo qui...”
La voce gli si ruppe, mentre a sua volta fissava lo schermo centrale.
L'ammiraglia nemica era in cattivo stato e da sola non sarebbe stata
un problema, ma la fascia di asteroidi pullulava di navi più piccole,
meno armate... troppe per poter anche solo sperare di poter fuggire,
ora che non avevano più il loro occultamento. E poi c'erano quelle due
maledette navi aliene, che stavano abbandonando l'orbita attorno a
Ceres dritte verso la loro posizione.
“Capitano... ” - l'ufficiale alle comunicazioni chiamò. Gli ci volle
qualche istante prima di capire che parlava con lui e che doveva
girarsi, ma comprese quello che stava per dirgli:
“Ci ordinano di arrenderci, vero?”
L'altro annuì.
“Cosa vuole che risponda comand... capitano?”
Capitano... Provò a parlare, ma gli uscì fuori solo un gorgoglio che
terminò in un accesso di tosse. Il fumo puzzava di plastica bruciata e
gli andava in gola. La nave era devastata, non potevano nascondersi o
fuggire. Se l'era immaginato diverso il suo primo comando!
“Non posso... - tossì di nuovo – Non possiamo arrenderci. Questa nave
ha... aveva a bordo l'ultimo prototipo di congegno stealth. Avremmo
dovuto preservarlo. Saremmo dovuti tornare subito sul nostro
pianeta...” - recriminò. Non riusciva a guardare in faccia i
superstiti della plancia, quindi abbassò lo sguardo sul cadavere di
Larring. Come lo odiava, in quel momento!
“Se solo lui...” - si interruppe. Non voleva mostrarsi debole.
“E' andata così. Non possiamo permettere che questa nave sia esaminata
dal nemico. Non solo i nostri non avrebbero più accesso a questa
tecnologia: l'avrebbero i nostri nemici. Dobbiamo distruggerla...” -
Si avvicinò alla postazione del capitano. Sembrava miracolosamente
intatta, nella rovina che era la plancia. Su un lato dello schermo
scorrevano i dati delle sezioni che riportavano i danni, ma non si
fermò a leggerli. Provò i comandi. Funzionavano, ed inserì i codici
per l'autodistruzione. Il computer avrebbe sovraccaricato i circuiti
che controllavano la singolarità quantica della nave nel giro di due
clik.
Finalmente, alzò lo sguardo. Lo fissavano tutti. Non si sentivano più
suoni, oltre il crepitio elettrico dei cavi sconnessi, come se
avessero già tutti smesso di respirare.
Sentì l'impulso di spiegare:
“Ci sono ancora le navette di salvataggio e se qualcuno vuole
scappare, io non l'impedirò. Ma non darò l'ordine di abbandonare la
nave. Siamo troppo vicini a Ceres e troppo lontani dal nostro
territorio per poter sperare di sfuggire alla cattura. Chiunque di noi
venga catturato, verrà interrogato da persone che vorranno sapere
tutto sull'occultamento... E non credo che si accontenteranno di un
'non so' come risposta, neppure dal più giovane dei mozzi. Io
preferisco morire che affrontare la tortura, ma se qualcuno non la
pensa come me, è libero di andare”
Attese. Nessuno si mosse.
Terminò la sequenza con l'invio finale.
Uss Baffin - Plancia - 23/11/2396, ore 15:42
=^= Baffin, qui Enizia. Mi ricevete? Qual è la situazione? =^=
La voce allarmata del capitano risuonò in plancia. Nurell allungò una
mano sulla consolle per rispondere alla comunicazione.
“Qui Baffin, capitano – rispose – Sto ricevendo i rapporti delle
sezioni, ma al momento non risultano danni gravi. La nave che ci ha
attaccato è alla deriva, non è più un problema per noi!”
=^= Può darsi, ma continuate a tenerla sotto tiro. Qui su Ceres
abbiamo terminato – disse Enizia - Se i teletrasporti funzionano, ci
faccia portare su. Voglio vedere al più presto che cosa è successo
alla mia nave! =^=
Nurell fece una ricerca rapida per ritrovare il rapporto della sezione
ingegneria, prima di rispondere:
“Secondo i tecnici, il colpo che abbiamo ricevuto potrebbe aver
destabilizzato i teletrasporti. Due delle piattaforme però sono state
già controllate e sono sicure. Possiamo riportarvi a bordo a piccoli
gruppi”
=^= Va bene. Riportateci a bordo. Enizia chiude =^=
Nurrel passò l'ordine, non senza un certo timore per la reazione del
capitano alla lista delle riparazioni da fare. Non avrebbe
riconsegnato la nave al capitano nello stesso stato in cui l'aveva
ricevuta, ma anche se la lista era lunga, nessuno dei danni era
segnalato come grave, e le squadre di riparazione erano già al lavoro.
La lista dei feriti era anche più preoccupante, pensò Nurrel, e
sollevò lo sguardo verso il falso satellite da cui erano partiti i
siluri. La nave nemica non era più schermata ed era anzi pienamente
visibile. Si alzò, andandosi a mettere vicino alla postazione delle
comunicazioni.
“Nessuna risposta?” - domandò. La ragazza scosse la testa:
“Continuo a cercare su tutte le frequenze – disse - Ma non ricevo
alcuna risposta dalla nave Kereven. Anche da Ceres hanno cercato di
mettersi in comunicazione con loro. Gli hanno chiesto di arrendersi
senza condizioni.”
“Io al loro posto non lo farei... - commentò Nurrel – Non mi
arrenderei, considerando quello che stanno facendo alla dottoressa
Antarr”
La ragazza si girò verso di lui:
“E che cos'altro potrebbero fare?”
Nurrel udì un'esclamazione e si girò. Lo schermo era illuminato a
giorno. I meteoriti di roccia che vagavano nella cintura stavano
venendo inghiottiti dall'onda che partiva da dove prima era una nave.
“Allarme rosso! Alzate gli scudi!” - ruggì Nurrel.
“La squadra di sbarco è quasi tutta ancora a Ceres! Non possono
tornare a bordo se alziamo gli scudi!” - gridò Payton.
“Vorrà dire che arriveranno più tardi! - ribatté Nurrel - Alziamo
quei maledetti scudi!”
L'onda d'urto si stava avvicinando. Alle sue spalle si aprì la porta
del turboascensore. Ebbe appena il tempo di vedere il capitano Enizia
che arrivava in plancia.
“Tenetevi!” - urlò.
Nurrel si tuffò verso una poltrona libera, cercando di agganciarsi le
cinghie di sicurezza, ma l'onda fu più veloce. Sentì gridare e capì
che il grido era anche il suo. Il pavimento si sollevò, la stringa gli
bruciò in mano, la mollò, quindi ebbe l'impressione di volare prima di
ricadere in un nulla profondo.
Uss Baffin - Plancia - 23/11/2396, ore 15:50
L'onda d'urto l'aveva sbalzata all'indietro, all'interno del
turboascensore. Avvertì un dolore acuto che per un lungo istante le
impedì di pensare. Scosse la testa, cercò di alzarsi, ma barcollò e si
ritrovò in ginocchio. Si rese conto che una delle sue antenne era
fratturata. Sotto la sirena dell'allarme rosso, ì voci confuse
chiamavano l'infermeria, altre si lanciavano l'un l'altro rapporti di
danni. Delle mani vennero ad aiutarla e dovette accettare che la
portassero quasi di peso verso la plancia. Si lasciò deporre sulla
poltrona centrale, prima di riconoscere Willis, il secondo ufficiale
della sezione scientifica. L'uomo la guardava preoccupato, ma Enizia
aveva troppo da fare per pensare a sé, in quel momento.
“Rapporto!” - gridò, a nessuno in particolare. Willis le lanciò un
ultimo sguardo preoccupato, quindi si diresse alla postazione
scientifica. Lo schermo centrale era fuori uso, così come la maggior
parte delle consolle. I monitor sembravano privi di energia, ma le
luci di plancia non erano state sostituite dall'illuminazione di
emergenza e questo era un segnale incoraggiante. Provò a
reinizializzare il monitor della sua poltrona e con un certo sollievo
lo vide ripartire.
“Si registrano feriti da molte sezioni, capitano - disse l'ufficiale
scientifico – Danni in varie sezioni. Un settore della sezione disco è
stato evacuato per decompressione, ma non sono stati riportati morti o
dispersi. La sezione ingegneria riferisce che le squadre di
riparazione sono già al lavoro”
Nurrel si tirò su, rifiutando con un gesto di farsi aiutare e tornò
alla postazione del timoniere.
“Il timone funziona regolarmente, signore” - riferì - Gli scudi sono
stati investiti dall'onda d'urto, ma hanno retto. Siamo stati sbalzati
dall'orbita di Ceres di alcuni chilometri.”
“I teletrasporti sono fuori uso... Dovremo mandare una navetta a
prendere i nostri che sono rimasti su Ceres – disse Willis, quindi si
interruppe, concentrandosi sull'auricolare – Sto ricevendo
comunicazioni dalla Galintius. L'onda d'urto li ha presi in pieno,
sono alla deriva...”
Le consolle, sotto le mani dei tecnici, stavano riprendendo vita.
Anche lo schermo centrale iniziò ad emettere un ronzio che si
trasfigurò in immagini confuse. Enizia identificò la Curie in un punto
lontano sullo schermo. Per essere sbalzati così lontano dalla loro
precedente posizione, dovevano aver cavalcato l'onda d'urto, anziché
rimanere fermi dietro gli scudi, pensò il capitano.
Lo scafo rimandò un tonfo soffocato che fece sussultare Enizia. I
membri dell'equipaggio si scambiarono un'occhiata preoccupata. Un
campo di asteroidi poteva essere pericoloso quanto una salva di
siluri, se i deflettori non riuscivano a spostarli dalla loro rotta.
“Willis, possiamo spostare i sensori sulla posizione in cui era la
nave nemica? - ordinò Enizia - Voglio vedere se ci sono navette di
salvataggio da prendere a bordo o relitti da evitare”
Willis eseguì. Enizia si aggrappò alla poltrona, sentendo la testa che
le girava come di fronte ad un abisso. Puntò il dito:
“Che cosa... Che cosa sto vedendo?”
Tutti gli ufficiali in plancia si irrigidirono, guardando verso lo
schermo centrale. Le rocce che componevano la fascia di meteoriti si
stavano visibilmente spostando dalla rotta, mischiandosi ai detriti
della nave nemica, come se una mano invisibile li stesse raggruppando
e imponendo di convergere verso un punto preciso. Una nube di
pulviscolo si stava condensando, attirata dalla stessa forza, dando
l'impressione che le stelle sullo sfondo, la Galintius e lo stesso
pianeta Ceres fossero velati da una spessa foschia.
Si girò verso Willis. Anche lui stava fissando lo schermo:
“Io... Non lo so, signore – balbettò finalmente – I sensori rilevano
variazioni della forza di gravità... Un forte aumento, con il punto
d'origine nel luogo dove si trovava prima la nave Kerevan che è
esplosa”
“Ci stanno contattando dalla Curie” - intervenne Nurell – E anche dal
pianeta. Il tenente Volkoff ci chiede che cosa sta succedendo e quando
potrà tornare a bordo!”
“Metta in comunicazione la Curie. Al tenente Volkoff dica che
manderemo giù una navetta a prenderli non appena ci sarà possibile.”
Sullo schermo comparve il volto del capitano Suri:
=^= Sono contenta di vedere che anche lei, capitano, sia riuscita a
risalire a bordo della sua nave prima dell'onda d'urto =^= - disse la
vulcaniana
“Avete avuto danni?” - domandò Enizia.
=^=Niente di grave. Nessun ferito. I motori della Curie erano pronti a
reagire e abbiamo cavalcato l'onda. Stiamo già manovrando per tornare
verso la vostra posizione. La Baffin? =^=
“Abbiamo avuto qualche ferito. Gli scudi hanno retto. I motori a
curvatura ed i teletrasporti sono fuori uso, al momento, ma le squadre
sono già al lavoro. Mi preoccupa di più il fenomeno che stiamo
vedendo”
Un nuovo scossone si fece sentire attraverso lo scafo. Enizia si resse
al bracciolo della poltrona.
“ Sembra che l'esplosione della nave Kereven abbia destabilizzato la
cintura di asteroidi” - disse l'andoriana, cercando di ignorare il
dolore e la testa che le girava – I deflettori fanno fatica a
respingere le rocce che orbitano insieme a Ceres”
Sullo schermo, Enizia vide che Suri si girava da un lato come se
qualcuno l'avesse richiamata:
=^= Che dice, comandante Tynan? =^= la sentì dire.
Pochi istanti dopo, il trill comparve sullo schermo. L'uomo aveva il
volto tirato:
=^= Capitano Enizia, penso che dovreste essere voi a venire verso la
nostra posizione, e non il contrario... Ed il più in fretta possibile!
=^=
“Perché?”
=^= La cintura di asteroidi non è stata solo destabilizzata. La nave
Kereven aveva un motore a singolarità, come quelli che montano le navi
romulane... Se i miei calcoli sono esatti, la sua esplosione sta
causando una reazione a catena con la nube di protoni: il residuo del
collasso del tunnel spaziale di 2000 anni fa. =^=
Lo scafo fu scosso di nuovo. Enizia premette un pulsante sul bracciolo
della poltrona e sullo schermo ricomparvero le immagini dei sensori.
Il pulviscolo si stava componendo in lunghe spirali, percorse dalle
rocce più pesanti, simile ad un gorgo che si formasse in acque melmose
attorno ad un fondo nero e privo di stelle.
“Capitano, credo anche io che dovremmo allontanarci” - si fece sentire
Willis – La gravità è aumentata del 400 per cento negli ultimi trenta
secondi. Aumenta esponenzialmente a mano a mano che la massa rocciosa
precipita nel vortice”
“Sta dicendo... Che si sta formando un buco nero? All'interno di un
sistema abitato da specie senzienti?” -
Enizia guardò lo schermo con orrore. Il vortice era sempre più grande,
sempre più visibile. Su un lato del gorgo, riconobbe la forma bianca
della Galintius che stava venendo attirata all'interno dalle spire
torbide. Sotto i suoi occhi, un meteorite la colpì trapassando uno dei
ponti inferiori. Una nube di gas scoppiò all'esterno, per essere
risucchiata nel vortice stellare.
“Raggio traente! - ordinò Enizia – Tiriamoli fuori di lì, presto!”
“Sono troppo lontani! - rispose Willis – Dovremmo avvicinarci al bordo
del maelstrom per riuscire ad agganciarli.”
“Di quanto possiamo avvicinarci?”
“Non posso rispondere, capitano – scosse la testa l'ufficiale
scientifico – La gravità varia continuamente... e non abbiamo neanche
la curvatura!”
Enizia premette il pulsante di comunicazione:
“Enizia a ingegneria. Fra quanto saranno operativi i motori a
curvatura?”
=^= Qui Brown. Stiamo ancora facendo il conto dei danni! Ci vorranno
due ore solo per mettere mano alle cose più urgenti. E tre giorni
prima di poter rimettere a punto la curvatura, capitano.=^=
“Non abbiamo tre giorni, comandante! Guardi i sensori!”
=^= ...Come? =^= dal comunicatore uscì una esclamazione.
“Esatto, comandante! - replicò Enizia – Dobbiamo tirarli fuori di lì!”
=^= Signore, raggiungerli con il raggio traente dovremmo avvicinarci
fino quasi al bordo del vortice con i motori subluce. Possiamo farlo,
ma con variazioni di questo livello nella gravità, non posso garantire
che riusciremo a ritornare indietro, con o senza la Galintius. E non
posso deviare energia dai deflettori, ne abbiamo bisogno per schivare
quei maledetti meteoriti!=^=
Enizia guardò di nuovo verso lo schermo.
“Dobbiamo fare qualcosa!” - si rivolse a Nurrel - “Rotta verso il
bordo del maelstrom, massimo impulso. Willis, stia pronto con il
raggio traente: dobbiamo strappare la Galintius alla gravità e
scappare il più in fretta possibile!”
In plancia si diffuse la familiare vibrazione dell'attivazione dei
motori. Le spire del maelstrom divennero più grandi, simili a quelle
di un mostruoso fiore carnivoro, mentre la nave si allineava alla
posizione dell'altra.
Le luci della Galintius si spensero, come se fosse stato premuto un
interruttore. Per un istante, polveri e rocce la coprirono fino quasi
a farla scomparire. Enizia temette di essersi mossa troppo tardi, ma
vide luci riapparire all'altezza della sezione ingegneria. La nave
parve riprendersi, combattere contro la pressione del vortice che
l'attirava al suo interno.
Le spire cominciarono ad avvolgersi anche sulla Baffin. Lo schermo
sembrava riempirsi di una nebbia ferrosa, scura, che si apriva solo
per mostrare i tratti bitorzoluti delle rocce attirate dal campo di
asteroidi.
“Faser pronti! - ordinò Enizia – Agganciate e distruggete ogni
asteroide che si avvicini troppo a noi!”
“Le polveri interferiscono con i sensori” - avvisò Willis – Non sono
sicuro di riuscirci”
“Deve, tenente Willis. I deflettori possono proteggerci solo entro
certi limiti” - commentò Nurrel dalla sua postazione.
Lo schermo ormai rimandava solo una confusa immagine grumosa, da cui
emergevano solo le luci della sezione ingegneria della Galintius.
“Siamo a portata di raggio traente - avvertì Willis, con una nota
esultante nella voce – Li ho presi!”
“Bene. Timoniere, andiamo via di qua!” - ordinò Enizia. Il capitano
cominciò ad avvertire la tensione delle strutture. Si aggiungevano
suoni cupi, striduli, a mano a mano che le paratie interne tremavano
ritrasmettendo le oscillazioni dello scafo esterno.
“Il timone non risponde, capitano” - disse Nurrel – Non riesco a
manovrare per invertire la rotta. Stiamo venendo attirati anche noi
verso il centro del vortice!”
Enizia appoggiò il palmo sul pulsante di comunicazione:
“Qui Enizia. Qual è la situazione?”
=^= Qui Brown. Proverò a deviare l'energia da tutti i sistemi tranne
il mantenimento e i deflettori. Sarebbe un suicidio spegnere i
deflettori in un campo d'asteroidi, ma è un suicidio anche restare
qui! =^=
Il ronzio dei motori si fece più forte, mentre le luci di plancia si
abbassavano all'emergenza. Una esclamazione di Nurrel la richiamò:
“Si muove, finalmente!”
Enizia respirò.
“Ma non quanto dovrebbe...” - aggiunse il timoniere. Enizia provò una
stretta alla bocca dello stomaco - “La spinta riesce a compensare la
gravità che ci spinge verso il buco nero, ma non abbiamo abbastanza
forza per allontanarcene.”
“Siamo fermi?”
“No... Ma i nostri progressi sono di metri, non dei chilometri che
sarebbero necessari per portare noi e la Galintius fuori pericolo.”
“La forza del maelstrom sembra diminuire – aggiunse Willis –
L'anomalia sembra instabile... Ma questo non vuol dire che riusciremo
a contrastarla abbastanza a lungo da venirne fuori”
“Il maelstrom si è espanso, mentre ci avvicinavamo?” - domandò il
capitano.
“Ho tenuto conto dell'espansione, calcolando la rotta!” - ribatté
Nurrel - “Anche se i sensori sono accecati, sono sicuro che non siamo
finiti dentro al vortice!”
“Ma la Galintius si” - fece Willis, a mezza voce.
Enizia si voltò verso di lui:
“Che vuol dire?”
Willis scosse la testa.
“Cosa vuol dire: la Galintius?” - ripeté. Provò ad alzarsi per andare
a confrontarlo, ma capì di non potersi muovere.
“Mi dispiace, capitano... - disse infine Willis – Voglio dire che
quella nave non può essere salvata. E anzi, ci sta trascinando dentro
al vortice.”
“Non possiamo lasciarli andare così” - stabilì l'andoriana, con forza.
Nessuno replicò. Willis fece cadere lo sguardo sulla tastiera della
consolle. Enizia sapeva quello che lui stava pensando – anzi: quello
che tutti, in plancia stavano pensando. Il raggio traente continuava a
trattenere la massa ferrosa della nave aliena, ma i sensori non
potevano dire se su quella nave ci fosse ancora qualcuno da salvare.
Per quello che ne sapevano, stavano rischiando le loro vite per
recuperare un pezzo di ferraglia pieno solo di cadaveri... Non
potevano sapere se ne valesse o no la pena.
Avvertì un sussulto.
“Ci ha colpiti un meteorite? - domandò, ansiosa – Ci sono danni?”
“Non è stato un meteorite! - esclamò Nurrel – E' la Curie!”
La nave sussultò di nuovo, quindi Enizia avvertì una nuova pressione
che la schiacciava contro lo schienale. Sullo schermo centrale si
formò una sinusoide che quindi si squarciò, mostrando di nuovo il
campo grumoso di asteroidi che si allargava a spirale.
“Dov'è la Curie? Che stanno facendo?”
“Sto cercando di contattarli, ma ci sono molte interferenze!”- riferì
Willis
“Sono sotto di noi – aggiunse Nurrel - Hanno esteso una bolla di
curvatura attorno alla nostra nave, e ci stanno portando via dal campo
gravitazionale!”
L'immagine sullo schermo era sempre più definita. Enizia provò un
tuffo al cuore vedendo la Galintius sempre agganciata al loro raggio
traente, anche se la bolla di curvatura non riusciva a raggiungerla.
La nave sembrava schiacciata su sé stessa. Lo scafo era stato
bersagliato dalle masse rocciose degli asteroidi e mostrava vasti
squarci aperti verso lo spazio. Non si vedeva più nemmeno quella linea
di luci al livello ingegneria che l'aveva spinta a cercare di
soccorrere i superstiti. Non osava domandare a voce alta se ci fosse o
no ancora qualche segno di vita, lì dentro. Si girò verso Willis,
sperando in un cenno favorevole, ma l'umano scrollò il capo.
“E' stato inutile – mormorò Enizia – Tutto inutile...”
Uss Curie – Studio del capitano
29/01/2397, ore 18:48
“Diario del capitano, data astrale 74078.85. La Curie e la Baffin sono
ormai pronte per ripartire, dopo essere stati in orbita attorno al
pianeta Ceres per più di due mesi. Il nostro equipaggio si è prodigato
con abnegazione per portare sollievo alla popolazione locale,
sconvolta dai terremoti causati dall'apertura e successivo collasso
dell'anomalia nel loro sistema. Siamo costretti a lasciare su Ceres i
corpi di alcuni membri del nostro equipaggio, che hanno purtroppo
condiviso la sorte della popolazione residente, ma la nostra missione
nel Quadrante Delta non si è ancora conclusa. Il loro viaggio è
terminato qui. Per noi, ci saranno ancora anni luce di esplorazione e
di avventure, prima di poter ritrovare la via di casa”.
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FINE TRASMISSIONE
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Ciao !;-D
Elena
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